Coltivare la consapevolezza: perché è fondamentale [MDM #17]

Scritto da Elisa Romeo

8 Maggio 2021

“In questa puntata voglio parlarti del perché è fondamentale coltivare la consapevolezza.

Per farlo ho pensato di leggerti l’inizio di uno dei capitoli del libro di Ryder Carrol “Il metodo Bullet Journal”. Abbiamo già parlato di come il Bullet Journal può diventare una pratica mindfulness nella puntata 8: “Tre motivi per iniziare a scrivere un diario”, ma quello di cui ti ho parlato in realtà è uno solo dei modi in cui può farlo. Nelle prossime puntate approfondiremo ancora questo metodo molto interessante, oggi invece ascoltiamo quello che il suo autore, Ryder Carrol appunto, dice a proposito della radianza.

“Pensate a un collega dal comportamento deleterio e dannoso con cui avete lavorato. Voi magari siete soddisfatti del vostro impiego, ma come vi sentite quando qualcuno parla male della vostra società, si lamenta dei propri incarichi o manipola gli altri per ottenere ciò che vuole?

Questi atteggiamenti ci accompagnano nelle nostre giornate, lasciandoci l’amaro in bocca e, senza che ce ne rendiamo conto, potrebbero persino farci diffondere la negatività passandola al nostro partner mentre ci parliamo a cena, addirittura ai suoi colleghi il giorno dopo, come dimostra una ricerca.

Al pari di un sassolino lanciato in un lago, le nostre azioni influenzano e alterano il mondo che ci circonda. Ogni increspatura ha ricadute su ciò che incontra, creando nuove increspature. Tenendo aperta la porta qualcuno, per esempio, magari susciterebbe in quella persona la voglia di farlo a sua volta, o di compiere un atto gentile che, senza la vostra influenza, non si sarebbe verificato. Allo stesso modo, quando vi sfogate con qualcuno è probabile che il suo compagno, un suo amico o suo figlio subirà le increspature, ovvero le conseguenze, generate dal vostro gesto.

È per questo che definisco la nostra capacità di influenzare il mondo circostante come “radianza”. Ciò che irradiamo è spesso il riflesso di quello che avviene dentro di noi. È per questo che coltivare la consapevolezza di sé è fondamentale e non un atto egoista. Se non abbiamo la consapevolezza necessaria ad assumerci la responsabilità delle nostre qualità meno piacevoli, come negatività o rabbia (o non vogliamo farlo), le trasmetteremo a chi ci sta intorno.

Il potere delle nostre parole e azioni modella il mondo in cui viviamo rendendolo più simile a quello interiore. Il vostro scarso entusiasmo per un progetto indebolisce anche la motivazione del resto della squadra, e il vostro malumore vi può essere riproposto a cena sotto forma di silenzio da parte del vostro partner. Non vi suggerisco di diventare un personaggio Disney perennemente di buonumore e sempre circondato da arcobaleni, però tutti abbiamo l’obbligo morale di affrontare le nostre debolezze e di migliorare i nostri punti di forza perché non siamo soli e viviamo in una società.

Coltivare il nostro potenziale ci rende più preziosi per noi stessi per gli altri, soprattutto per le persone più vicine. Non possiamo controllare gli altri, ma in una certa misura possiamo influenzare le persone con cui interagiamo, che a loro volta possono trasmettere quel tipo di influenza.

Le vostre conoscenze possono essere d’aiuto agli altri, il vostro duro lavoro può ispirarli, il vostro atteggiamento positivo può tirarli su di morale.

Seth Godin ha scritto: potete essere la persona che crea energia o quella che la distrugge.”

A questo punto voi direte: sì, ma cosa c’entra tutto questo con il Bullet Journal?

Il fatto è che il lavoro che si intraprende con il Bujo, non è un mero elenco di appuntamenti e cose da fare; è una prospettiva consapevole sulle nostre giornate, sia dal punto di vista personale che professionale. È un modo utile e creativo per connettersi al momento presente mentre rivediamo il passato o visualizziamo il nostro futuro.

Ora, ti parlo del bujo perché le parole che ti ho appena letto le ha scritte il suo ideatore, ma chiaramente lo stesso vale per qualsiasi tipo di journaling che pratichi. Prendere l’abitudine di raccontarci e scrivere di ciò che ci accade, ma soprattutto di ciò che proviamo, ci aiuta a prenderne consapevolezza, a rivedere le cose da un punto di vista un po’ più distante; e quindi notiamo le nostre reazioni, e le illuminiamo con la luce della consapevolezza.

In realtà, non è nemmeno necessario scrivere (anche se è uno strumento utilissimo): in fondo, basta praticare la consapevolezza.

Sì, perché la radianza è continuamente in atto, ogni giorno: quante volte ti sarà capitato di sentirti in armonia con il mondo, e puntualmente ti è stato fatto notare da qualcuno: ‘che luminosa che sei oggi!’. Il fatto è che succede anche il contrario; quando siamo di umor nero le persone accanto a noi non possono non notarlo. Se si trovano in uno stato di consapevolezza, riescono a farcelo notare con serenità ed empatia, aiutandoci ad affrontare le nostre difficoltà; ma se ciò accade quando sono inconsapevoli, il nostro umor nero li pervaderà, in modo più o meno consistente, e comincerà l’onda di trasmissione.

Attenzione ad una cosa, che anche Carrol fa notare: non si tratta di demonizzare le emozioni negative, nè di volerle eliminare, anzi! Si tratta di esserne consapevoli, per poterle vivere, ascoltare, e lasciare andare.

Dopo che abbiamo ascoltato il loro messaggio, possiamo tornare a coltivare la gratitudine, la gentilezza, l’entusiasmo, in modo che sia questo che andiamo a irradiare nel mondo.

Ma ricorda: è solo accettando, accogliendo e ascoltando le emozioni disturbanti che saremo in grado di coltivare le emozioni dello spettro più positivo in maniera più naturale, perché saranno state nutrite con il concime bio delle altre emozioni.

Quindi: la consapevolezza ci permette di osservare e riconoscere ciò che stiamo vivendo, senza nascondercelo o combatterlo. Così staremo coltivando il nostro giardino interiore in modo armonioso, e questo non potrà che irradiare armonia nel mondo.

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