Come integrare pratica formale e informale [MDM #18]

Scritto da Elisa Romeo

21 Maggio 2021

Nell’ultima diretta di domande e risposte che ho tenuto nel gruppo Facebook Mai dire Mindfulness, ho parlato di un argomento che credo sia molto utile da tenere presente quando si comincia a praticare la mindfulness: e cioè come integrare la pratica formale con quella informale.

Riuscire a portare avanti in modo armonico entrambe le tipologie di pratiche può aiutarti moltissimo ad avere risultati più immediati e profondi, a mantenere una certa costanza a lungo termine e anche a divertirti di più, perché no.

Prima di tutto, chiariamo bene ancora una volta cosa sono le pratiche formali e informali.

Facciamo una pratica formale quando ci ritagliamo del tempo proprio per restare in ascolto, in silenzio, e prestare attenzione al nostro respiro, al nostro corpo, ai pensieri, alle emozioni…

La pratica informale invece possiamo farla durante una qualsiasi delle attività della nostra giornata, prestando attenzione consapevole a quello che stiamo facendo, assaporando ogni gesto.

Possiamo provare a immaginare l’insieme armonico di queste due pratiche formare il simbolo della croce.

La linea orizzontale è rappresentata dalle pratiche informali: infatti, sono piccole pratiche ed esercizi che possiamo fare durante tutta la giornata, e che possono via via diventare il sottofondo della nostra quotidianità, attraversandola appunto in modo orizzontale.

Possiamo infatti illuminare con la luce della consapevolezza ogni momento che viviamo, e ovviamente più spesso lo faremo, più sarà facile per noi farlo.

Questa è anche l’occasione ideale per provare a giocare con le pratiche, facendole diventare una compagnia di vita leggera e spiritosa; cercando di ridere delle nostre reazioni riusciamo a prendere le distanze e a non giudicarci troppo severamente.

Un modo per non prendersi troppo sul serio, e non vivere la mindfulness con l’animo di un controllore che punisce quando non soddisfiamo le aspettative.

Non dimentichiamo che alcuni dei pilastri della mindfulness sono l’accettazione, il non cercare risultati, il non giudizio … quindi, un approccio giocoso e rilassato alle pratiche è quello che più risuona con i fondamenti della pratica stessa.

Questo tipo di pratica non può darci però i massimi benefici se non viene integrato con la dimensione verticale della pratica formale. Il momento cioè in cui ti fermi, ti centri, chiudi gli occhi ed entri nella tua interiorità, ti connetti con il tuo corpo.

In questi momenti non avviene più uno spostamento orizzontale, temporale: è come se fermassi il tempo. È in questi momenti che puoi ascoltarti, scendere in profondità, per poter stabilire anche una connessione con ciò che c’è di più alto, spirituale.

Infatti, la sola pratica informale ci aiuta sì ad essere più presenti in generale, ma non ci aiuta a conoscerci meglio, in profondità, ad ascoltare i nostri bisogni più reconditi, ad accogliere le nostre ombre…a ritrovare la nostra essenza.

Per questo, l’immagine della croce può aiutarti a ricordare quanto è importante l’equilibrio tra questi due pilastri della pratica di consapevolezza, che non sono due pilastri paralleli ma che anzi danno il loro massimo quando riusciamo a integrarli e a farli compenetrare, tra di loro e nelle nostre giornate.

Per riuscire meglio ad andare in profondità durante la meditazione, infatti, abbiamo bisogno di una certa abitudine all’ascolto attivo, all’attenzione focalizzata, al silenzio. E abituarci a farlo spesso durante la giornata ci aiuta a raggiungere più facilmente lo stato meditativo.

Infatti, tanto più riusciamo durante le nostre attività abituali a ricordarci di prestare attenzione, anche se per pochi minuti, al momento presente e al nostro corpo, tanto più saremo facilitati quando vorremo farlo durante la pratica meditativa.

Immagina la scena: decidi di iniziare a meditare. Ti siedi sulla tua poltrona preferita, oppure ti sistemi sul letto o su un tappeto a gambe incrociate, chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e… inizi ad essere bombardata di pensieri e sensazioni come mai prima d’ora! ‘Ma che scomoda che sono…dai respira…svuota la mente…perché c’è questo rumore strano?…dai respira…ma quanto tempo sarà passato?…’ e mentre questo monologo continua, ti viene in mente quella discussione spiacevole che hai avuto oggi, rivivendo l’intera scena in un crescendo di irritazione, rabbia, tristezza… ed è in quel momento che decidi di aprire un occhio per sbirciare l’orologio, e scopri atterrita che sono passati appena due minuti due!!!

Questo è assolutamente normale che accada, tanto più se non siamo abituate a focalizzare l’attenzione nel qui e ora mettendoci in ascolto del nostro corpo.

Per questo, per chi comincia da zero, le pratiche informali sono quelle da cui consiglio di cominciare, perché sono le più immediate e accessibili, divertenti e creative; ma già dopo pochi giorni si può cominciare a integrare qualche minuto di meditazione formale.

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