Consapevolezza e gestione economica: intervista a Paola Nosari

Scritto da Elisa Romeo

19 Luglio 2021

Un tè nel Giardino – intervista a Paola Nosari

Paola Nosari è business strategist, consulente, formatrice. Lavora con liberi professionisti, aziende ed attività che vogliono fatturare di più e ottimizzare i ricavi migliorando il loro controllo di gestione, le loro strategie commerciali, di prezzo e di vendita, anche online. È anche una coach, fa Mentoring per un uso efficace del denaro e crea strategie di business. Ha studiato filosofia, gestito un albergo ristorante con 13 dipendenti, ha lavorato nella comunicazione e poi per quasi vent’anni ha fatto esperienza nella GDO (vedendo tutto, dalla presidenza di holding, alla logistica, dagli acquisti alle vendite).

Paola, che ruolo gioca la Consapevolezza nel tuo lavoro di Money Mentor?

La consapevolezza è contemporaneamente il mio principale strumento e il mio più grande obiettivo. Altrimenti i numeri sono e rimangono solo numeri.
Col mio lavoro mi propongo di farli parlare, perché diventi più facile costruire la propria mappa e definire una direzione.

Portare consapevolezza sul modo in cui usiamo i nostri soldi, sul modo in cui arrivano nella nostra vita, permangono nelle nostre tasche e poi ad un certo punto fluiscono, significa avere anche un controllo migliore, o meglio ancora un potere maggiore, e non essere in balia di ciò che accade fuori dal nostro controllo. Perché non possiamo ovviamente controllare tutto però, specialmente per quel che riguarda il flusso del denaro, abbiamo sempre la possibilità di fare qualcosa.

Quindi segnare semplicemente il flusso del denaro in entrata e in uscita, sapere dove stanno quando entrano e per che cosa vengono spesi, è già un ottimo punto di partenza quando ci troviamo in una situazione di difficoltà per rimettere ordine.
Non solo: anche quando gestiamo un’attività e di conseguenza i flussi di denaro sono più complessi, questo è un ottimo punto di partenza, cioè diventare consapevoli di come i soldi si stanno muovendo.

Ci sono due sfere che tu affronti nel tuo lavoro: la consapevolezza del flusso del denaro, come hai appena detto, ma anche la consapevolezza della relazione che abbiamo col denaro, perché essendo una relazione implica anche una componente emotiva che entra in gioco. Lavorando con te, ho trovato molto utile poterli affrontare entrambi.

Effettivamente è una cosa che mi sono trovata a dover affrontare io per prima, che a lungo tempo sono stata un disastro con i soldi, perché io conoscevo perfettamente tutta la teoria, usavo Excel a livello ninja, e poi regolarmente mi ritrovavo a fare delle spese fuori budget, ad esempio, o a prendere multe assolutamente evitabili che poi evitavo di affrontare, si accumulavano…e via dicendo.

Puoi essere bravissimo a usare tutti i file del mondo, ma se non porti presenza rispetto a ciò che parte un po’ dalla pancia e dal cuore, cioè dall’emotività, le scelte economiche o di business rischiano di essere insoddisfacenti o non funzionali ai nostri obiettivi.
Ed è un peccato, perché credo che i soldi siano uno strumento che dovrebbe aiutarci a costruire lo stile di vita che desideriamo, a realizzare i nostri desideri.

Per quanto riguarda invece la gestione pratica del flusso di denaro, tu dici: ‘Amo Excel e fartelo amare – anche se ti spaventa – è la mia missione’. Puoi spiegarci cos’è per te Excel e perché dovremmo amarlo anche noi?

Intanto Excel è uno strumento pratico: ci rende visibili delle cose che organizzare in un altro modo potrebbe essere molto più dispendioso da un punto di vista del tempo che occorre. Però la verità è che io dico sempre alle mie clienti: io mi trovo bene con Excel, perché secondo me è uno strumento super efficace e mi impegno per renderlo semplice a chiunque; dopodiché però ognuno di noi deve assumersi la responsabilità di trovare il metodo che funziona per sé. Anche il classico quadernetto per segnare entrate e uscite va benissimo, se è lo strumento giusto per noi.
Ciò che conta è prendersi la responsabilità di gestione di questo flusso, occuparcene.

Mi viene in mente un parallelismo tra questa responsabilità e quella del nostro corpo. Occuparci del nostro corpo, ascoltare i suoi bisogni, i suoi segnali….spesso ce ne dimentichiamo, non ce ne prediamo cura, monitorando i flussi di energia in entrata e in uscita, e ce ne rendiamo a conto quando ormai siamo a secco!

Questo parallelismo mi trova perfettamente d’accordo. Rifletto spesso su questo tema, perché sono una persona estremamente mentale, ma dobbiamo incarnare l’esperienza e la pratica, altrimenti non è pratica.
Credo che avere consapevolezza sia anche trovare equilibrio rispetto alle varie dimensioni.

Che posto ha la mindfulness nella tua vita (personale/lavorativa)?

Medito da quasi quarant’anni e pratico mindfulness da più di dieci.
Nella mia vita, sia professionale che personale, ha un ruolo fondamentale. E non mi riferisco solo ad una pratica formale, ma proprio al fatto che la mindfulness per me è un approccio di attenzione e di ascolto, oltre che naturalmente di presenza.

Quale pratica in particolare ti ha dato i maggiori benefici?

Ancora oggi è la meditazione consapevole del respiro perché è sempre semplice (non facile, semplice!) e posso praticarla ovunque e in qualunque condizione. Anche quando sono sotto pressione, scentrata, distratta o confusa. Anche quando mi sento sopraffatta dalle incombenze. E sempre mi aiuta a ritrovare lucidità, presenza, ordine. A mettere in fila le cose, a ragionare per priorità. 

Nei tuoi percorsi spesso inviti a rispondere ad alcune domande per iscritto: in che modo credi sia utile la pratica del journaling?

Parto dall’evidenza che il journaling ha aiutato ed aiuta me. Ti cito Uno studio della Norwegian University of Science and Technology che ha dimostrato che scrivere a mano ha un impatto neurologico che la scrittura digitale non ha: usare carta e penna fornisce al cervello più ‘ganci’, scrivere a mano genera molta più attività nelle parti senso-motorie del cervello. Ed è una cosa molto più che buona quando vogliamo cambiare qualcosa.

Spesso mi metto a scrivere appena sveglia, entrando in uno stato di coscienza molto fluido – senza badare quindi a forma, punteggiatura e via dicendo – e rileggendolo dopo affiorano intuizioni e consapevolezze che fino a quel momento non erano state così evidenti. Un po’ come succede con excel applicando i vari filtri!

Se scriviamo le cose diventano più chiare, per questo è un esercizio che consiglio tanto di fare, e poi perché in quel momento stiamo più presenti.

È proprio così. Tra l’altro, questo continuo dialogo tra opposti, mentale e fisico, apre moltissimo la mente, che è abituata a categorizzare. Ad esempio, noi ci riteniamo o mentali o fisiche, o sono da Excel o da cartaceo; invece l’uso e la valorizzazione di entrambi gli aspetti ci aiuta ad ampliare la visione, e quindi ad accorgerci della complessità, nostra e della realtà che viviamo.
Il corpo ci parla, ma anche ci aiuta a imparare e imprimere dentro di noi esperienze.

Abbiamo tutti un po’ la tendenza a ricercare La Soluzione.
Però presupporre che esista La Soluzione significa negare la complessità.
E invece noi siamo creature complesse e ci muoviamo in un mondo che ha strutture e dinamiche complesse.
Se togliamo questa complessità ci perdiamo tantissimo, ma se da un lato il desiderio della semplicità è altrettanto umano, il rischio però è che per trovare quella soluzione ci affidiamo a persone che propongono soluzioni che però diventano poi normative, impositive e schiaccianti.

Certo, anche depotenzianti e limitanti, perché alla fine siamo noi i responsabili, e noi in quanto persone siamo esseri molto complessi e diversi anche a seconda del periodo: non è detto che siamo sempre fatti nello stesso modo.
Questo è uno dei bias cognitivi, ritenere che siamo fatti in un certo modo: questa categorizzazione, che è molto utile come processo, è rischiosa nel momento in cui ci identifichiamo con essa.

Se riusciamo invece ad avere una visione un po’ più ampia e possibilista ci rendiamo conto che quello che vediamo è il risultato di un processo, e noi siamo noi ad essere cristallizzati in quella etichetta.

Noi siamo più grandi e più complessi di quell’etichetta, e gli altri sono più grandi e complessi delle etichette che ho messo loro. Così diventiamo liberi di muoverci in territori molto più ampi di quelli che categorizza il nostro cervello. La pratica mindfulness ci aiuta moltissimo ad accorgerci di questo.

Hai un progetto che ti sta particolarmente a cuore e che vuoi condividere con noi?

Leggo un paio di libri a settimana, a volte anche di più. Sono sempre stata una lettrice e leggo qualunque cosa: dalle etichette della crema in bagno, fino ai libri più strani. Da qualche mese ho creato un Book Club a tema soldi. Si trova su telegram e ogni mese leggiamo un libro sul tema del denaro.
I soldi sono il filo conduttore, ma capita di leggere sia libri con un approccio più filosofico/spirituale che testi “metodologici”…
La cosa più interessante è sicuramente il confronto che nasce ad ogni lettura proposta. Il dialogo è sempre molto aperto e ogni persona che si aggiunge è una grande ricchezza, perché pur leggendo lo stesso libro abbiamo tutti vissuti ed esperienze diverse.

Potete iscrivervi scrivendomi sul mio profilo Instagram.

 

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