Consapevolezza e magia: intervista a Chiara Sbicca Mulford

Scritto da Elisa Romeo

2 Agosto 2021

Un tè nel Giardino – Intervista a Chiara Sbicca Mulford, grafica intuitiva

Chiara è una grafica intuitiva: miscela la professionalità con la magia, la strategia con l’anima, e crea identità visive davvero uniche perché hanno tutti questi ingredienti.

Ciao Chiara! Come dice la tua presentazione, per te la magia è importante, e aiuti le tue clienti a ritrovarla. Che cos’è per te la magia e come unisci l’intuito al tuo lavoro di grafica?

La mia storia è costellata dalla magia, perché vi sono immersa da quando sono piccola: ricordo che andavo a sbirciare nella libreria di mio nonno che era piena di libri sul paganesimo, sulle tradizioni norrene, sulle rune e sull’esoterismo in generale.
Poi non ho ricevuto un’educazione cristiana cattolica, quindi sono sempre stata lasciata molto libera di esplorare la mia strada.
La magia può essere trovata in molti modi, come la connessione con i cicli della natura, con i cicli lunari, attraverso anche piccoli rituali quotidiani, una passeggiata tra i boschi, avere un nostro piccolo altare con la raffigurazione di una dea alla quale rivolgere una preghiera al mattino…

Ora pratico anche Yoga, quindi è importante anche la sacralità del corpo, dei gesti che compiamo, della meditazione.
Basta veramente poco per trovare la giusta chiave per noi stesse: possono essere le carte, i tarocchi, l’astrologia, oppure anche solo cucinare, avere a che fare con le erbe…

Penso che abbiamo tutti una luce divina che in qualche modo deve splendere, e dobbiamo trovare il nostro modo per farla splendere.
Io ho trovato i miei strumenti, che poi ho deciso di declinare anche nel lavoro, dato che all’inizio ho tenuto queste due parti di me separate. Lavoravo come grafica presso agenzie e grandi aziende, con ritmi frenetici, e finito il lavoro mi dedicavo alla spiritualità, facevo la mia lezione di yoga, nel weekend leggevo i miei libri e facevo i miei corsi e via dicendo.
Ad un certo punto ho dovuto fermarmi per alcuni problemi di salute, e questo stop mi ha fatto riflettere molto su quello che volevo veramente.
Fare la grafica di per sé mi rendeva felice, ma forse non mi piaceva più quell’ambiente; così ho deciso di costruire qualcosa di mio unendo le mie parti.

Un po’ per caso, dovendo fare un logo, ho pensato di estrarre una carta per vedere cosa mi avrebbe suggerito, e da qui è iniziato tutto e ho capito che avrei dovuto costruire il mio business in questo modo.
Andando avanti mi sono resa conto che non erano affatto due mondi inconciliabili, anzi combaciano benissimo!

Sono perfettamente d’accordo, e infatti questa serie di interviste nasce proprio per mostrare come la consapevolezza, l’intuito, la creatività, la spiritualità possano integrarsi con le professioni più diverse.
Come dici tu, credo che sia una connessione interna a qualcosa di più grande, che poi può declinarsi in tantissimi modi a seconda delle diverse professioni e inclinazioni di ognuno.

Ogni gesto può esprimere questa connessione, anche cucinare può diventare un atto sacro se lo facciamo con intenzione e ci connettiamo con quel qualcosa di più grande, con cui finiamo per condire in un certo senso il cibo che stiamo preparando e che poi condividiamo con le altre persone.

Infatti è diventata anche una missione per me, quella di mostrare che il sacro, la spiritualità, la magia, non sono cose esterne a noi, a cui dare importanza tra una fessura di tempo e l’altra della nostra routine quotidiana, ma possono fare parte di ogni aspetto di noi – business compreso.
Nel mio lavoro, ad esempio, capire che un logo può essere pieno di simbolismi e diventare come una sorta di talismano, un emblema che noi mostriamo al mondo e che racconta la nostra storia.

È una missione che condivido perfettamente: non per niente il mio progetto si chiama Giardino di Akasha, dove Akasha è questa essenza che permea tutte le cose, senza distinzione.
Riuscire a mettersi in contatto con questa intangibilità arricchisce moltissimo l’esperienza anche delle cose materiali, come ad esempio un logo nel tuo caso.

Hai raccontato di come tutto sia nato estraendo una carta: che ruolo hanno dunque le carte e i tarocchi nella tua vita e nel tuo lavoro?

Inizialmente è cominciato tutto osservando mia nonna: lei leggeva le carte napoletane ed era davvero molto brava. L’ammiravo molto perché venivano persone da tutta Italia a farsele leggere da lei.
Io la osservavo, a volte ci mettevamo la sera con una tisana tutte noi donne di casa e leggevamo queste carte. Osservandola ho cominciato a memorizzare i significati che lei dava alle carte, cosa che non ho poi trovato nei libri, quindi era una cosa molto personale.
Poi un po’ per gioco ho cominciato a leggerle alle mie amiche, ma anche se ero piccola ci azzeccavo!
Ho cominciato ad avere più fiducia in me stessa e nel mio intuito, perché effettivamente riuscivo ad andare oltre al significato che leggevo nella carta.

Dato che però sono una persona molto precisa ho cominciato anche a studiare i tarocchi tradizionali, a leggere e ad approfondire, e ora sono proprio una parte di me. Ho i miei mazzi preferiti a seconda dell’esigenza (ad esempio le Madrepace sono più collegate al femminile, le Wild Unknown sono più correlate alla natura e agli animali).
Poi uso anche le carte oracolo, ad esempio quelle degli archetipi delle dee le uso molto nel lavoro, perché anche a livello artistico e iconografico sono piene di simbolismi. Scoprire qual’è la dea del tuo business potrebbe essere il primo passo per creare il logo.

Molto affascinante; nelle mie letture invece lascio che questa parte intuitiva la faccia la consultante, predispongo il dialogo affinché questo flusso di coscienza passi attraverso di lei.
È molto bello il confronto tra approcci diversi, trovo sia una grande ricchezza.
Ognuno di noi ha un modo diverso di vedere le cose, e per fortuna ci sono moltissimi modi diversi in cui si possono usare questi strumenti.
Addirittura si possono considerare anche essi stessi come libri di studio, ad esempio proprio le Madrepace sono come un libro illustrato da studiare e scoprire.

Certo, in questo periodo storico poi c’è anche molta fuffa new-age, e trovo che sia un po’ pericoloso, perché quando vai a toccare determinati temi è importante avere una base dietro. È vero che è importante sperimentare, perché certe cose non si possono raccontare, ad esempio il rapporto spirituale con la natura non lo puoi leggere sui libri, ovvio, lo devi sperimentare.
La meditazione la devo praticare, lo yoga, e via dicendo.
Però questo non vuol dire essere superficiali e non approfondire determinati aspetti, quindi non studiare ad esempio la storia delle varie pratiche, vedi la ruota dell’anno tanto per citarne una.
È molto carino che tutti approccino certi rituali legati alla natura e alle stagioni, mi piace molto questo, non è che bisogna essere per forza esperti; però in realtà studiare il perché delle cose, la loro storia, eccetera, quando non ti limiti a farlo per te stesso ma la condividi con il resto del mondo. Lo studio per me è abbastanza imprescindibile.

Infatti, e torniamo ancora una volta al tema della complessità e della dicotomia; l’esperienza, la sensazione è molto importante, però anche seguire quella scintilla di curiosità che ci ha acceso e andare ad approfondire e studiare.
La stessa cosa vale per la meditazione: è vero che ci si può avvicinare alla mindfulness con piccolissimi passi, come dico spesso, ma insisto anche molto sul fatto che questa è una dimensione orizzontale, che rimane comunque in superficie e che può grazie a questo permeare tutti gli aspetti della nostra quotidianità. Però questa dimensione è, appunto, una: ce n’è un’altra che è quella verticale, quella in cui ti fermi e scendi nel profondo.

Quanto è importante per te questa dimensione e come ha influito nella tua vita?

Pratico costantemente yoga dal 2015, da quando ho conosciuto il Kundalini yoga, perché è quello che trovo più adatto a me.

È importante per questo sperimentare e trovare la disciplina che più si accordi con noi. Ho un’insegnante fantastica dalla mentalità molto aperta che ho trovato subito affine. Dopo essermi affezionata all’insegnante mi sono affezionata alla disciplina, anche perché ad esempio la meditazione è spesso associata a canti e a posizioni del corpo, e io sono una persona molto fisica e faccio fatica a stare ferma a meditare.
Per molto tempo ho pensato di non essere capace di meditare, ma quando ho incontrato il Kundalini yoga ho capito che semplicemente avevo sperimentato una modalità non adatta a me come invece era quella del kundalini. I movimenti delle mani e delle braccia previsti da queste meditazioni mi aiutano a scendere in profondità, perché la mia mente si concentra su quello e per me diventa molto efficace.
Quindi ho smesso di sentirmi in colpa trovando la modalità adatta a me.

Sì, ed è pazzesco perché ci costruiamo l’idea che dobbiamo essere in un certo modo e cerchiamo di aderire a quello, ma magari non è la modalità che fa per noi.

Ci sono questi due filoni nella meditazione: uno è quello dell’ascolto aperto del corpo e delle sensazioni, l’altro è quello dell’attenzione focalizzata su mantra, movimenti ad esempio… e si possono praticare entrambi oppure no, dipende da ciò che sentiamo affine ai nostri bisogni. In fondo sono entrambe meditazioni.

Certo, e lo capiamo sia studiando, cioè conoscendo le varie modalità e cosa comportano, che sperimentandoli, provandoli, come dicevamo prima riguardo ai rituali magici, o alle carte.
Questo lo raggiungi solo nel momento in cui riesci ad ascoltarti, che è un percorso dato che a volte sembra che tu ci sia riuscita ma poi la vita ti fa capire che non era così. Allora impari a liberarti dagli schemi e a scegliere ciò che è più giusto per te, e questo vale in ogni ambito della vita.

L’ascolto e anche aggiungerei l’apertura, guardare le cose come fosse la prima volta, chiedersi: cosa sta capitando realmente? Prima di far partire il giudice interiore. Le pratiche mindfulness aiutano molto in questo, perché parte da piccole cose, da un oggetto ad esempio, che non ci coinvolge emotivamente, per poi piano piano arrivare a noi stesse e alle nostre emozioni.

E così eccoci arrivate all’ultima domanda: quale progetto vuoi condividere con noi?

Dato che sono appassionata e studiosa di astrologia, e che anche i segni zodiacali sono archetipi e hanno miliardi di significati simbolici, e che la stagione che viviamo bene o male ci influenza nella vita e nel lavoro, ho deciso di unire tutti questi aspetti e di collaborare con due professioniste per fare delle dirette nel mio profilo Instagram su questi argomenti. Oltre a me, che parlo di identità visiva, c’è Valentina di Exa Dream Photography che si occupa di fotografia di brand e Silvia de La Parola Magica che si occupa di strategie social.
In base alla stagione astrologica in cui siamo facciamo ogni mese una diretta e poi un articolo sul blog che parla del segno zodiacale e delle energie della stagione.

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