Consapevolezza e social: intervista a Elisa Bini

Scritto da Elisa Romeo

20 Settembre 2021

Un tè nel Giardino con Elisa Bini : Come rimanere consapevoli nel vortice dei social.

Elisa è una social media strategist e coach che aiuta libere professioniste e imprenditrici a utilizzare i social efficacemente come espressione della loro missione e di loro stesse.

Siccome uno dei temi cardine del Giardino è la consapevolezza, ti chiedo: cos’è per te la consapevolezza e quanto ha influito e influisce nelle tue scelte lavorative?

Sono una persona tendenzialmente inconsapevole, nel senso che tendo sempre a fare il passo prima di pensare; quindi è sempre molto impegnativo fermarsi un attimo per chiedermi perché sto facendo una certa cosa, non mi viene spontaneo farlo. Quindi per me consapevolezza è proprio fare questo atto intenzionale di pensare prima di agire, essendo molto impulsiva.

Qual è il tuo personale approccio nei confronti dei social – sia come creatrice di contenuti che come utente?

Come creatrice di contenuti ne creo una quantità indicibile per i miei clienti e per loro ho un approccio molto organizzato, i contenuti sono sempre pronti il mese prima e vengono pubblicati senza se e senza ma.
Il calendario editoriale viene rispettato religiosamente. In questa fase la consapevolezza viene mantenuta lavorando totalmente al di fuori dei social stessi: il momento in cui vengono creati i contenuti non è lo stesso in cui si pratica l’ascolto (cioè in cui si osservano i commenti delle persone, le cose che chiedono e così via).
Come creatrice di contenuti per me stessa sono molto più easy, pubblico un po’ quando mi pare: dico sempre che rispetto molto il mio piano editoriale ma poco il mio calendario editoriale (cioè mi attengo alle mie tematiche ma raramente rispetto una frequenza precisa: cosa che comunque non raccomando assolutamente, infatti per i miei clienti il calendario editoriale è super rispettato).
Qui la consapevolezza cerco di praticarla appunto mantenendomi salda ai miei temi centrali e non facendomi trascinare dai vari trend (che purtroppo non sono solo quelli che fanno ridere tipo i Reels scemi, ma anche crisi varie su cui poi tutti si sentono in dovere di dire la propria o partecipare, non necessariamente con consapevolezza).
Come consumatrice di contenuti invece sto molto attenta, perché è una cosa che mi porta via molto tempo ed energie e non necessariamente mi dà ispirazione o idee utili. È ovvio che mi capita di passare un’ora a guardare i Reel di Instagram, però in genere sono molto attenta a chi seguo e perché, uso moltissimo il tasto “nascondi/non seguire più/silenzia”, ho i contenuti dell’homepage di Facebook perennemente bloccati da un’estensione del mio browser e cerco di limitare il più possibile. Faccio anche il contrario, cioè metto tra i preferiti o attivo le notifiche dei profili e delle persone che mi interessa di più seguire.
Il rischio altrimenti è quello di incamerare una miriade di stimoli in modo passivo senza il tempo per poterli digerire, elaborare, perché neanche ci siamo resi conto di averli incamerati. Questo succede ancora di più la mattina appena svegli o la sera prima di andare a dormire, quando siamo più inconsapevoli perché siamo meno vigili.
Inoltre, trovo sia molto importante separare molto bene la fase in cui cerchiamo ispirazione da chi seguiamo sui social da quella creativa in cui siamo noi a creare contenuti, per avere il tempo appunto di rielaborare gli stimoli e dare poi ai contenuti il nostro colore, la nostra voce.
E poi ricordiamoci che abbiamo sempre il potere su quello che vediamo: se un contenuto non ci piace, possiamo smettere di seguire quella persona, possiamo anche bloccare la vista dei feed di Facebook ad esempio con un’estensione di Chrome. Filtriamo attivamente i contenuti che ci troviamo a consumare.

Come possiamo affrontare qui sui social il ritorno alle attività dopo le vacanze senza farci trascinare dal vortice dei contenuti?

Innanzitutto bisogna che ci chiediamo se abbiamo mai smesso di consumare contenuti in maniera un po’ inconsapevole, e se anzi durante le vacanze questa abitudine non sia peggiorata (scrolling selvaggio dei Reels, ad esempio).
Dobbiamo osservare le nostre abitudini e darci delle regole; recentemente ho letto il libro “Piccole abitudini per grandi cambiamenti” di James Clear e tra i tanti concetti utili per costruire buone abitudini c’era:
rendere le cattive abitudini difficili (quindi tenere il cellulare lontano, installare sul computer un’estensione del browser che nasconde il feed di facebook, nascondere le persone che tendono a farci diventare reattive etc. poiché sono tutte cose che rendono la cattiva abitudine di farsi trascinare sui social difficile)
rendere le buone abitudini facili (una buona abitudine può essere quella di mettere un timer per interagire con i nostri potenziali clienti su Instagram, tenere un file di testo con i profili e gli hashtag con cui vogliamo interagire, interagire dal computer anziché dal cellulare così che anche al nostro cervello sembra più un’attività lavorativa da regolare di conseguenza che un cazzeggio senza fine sul cellulare).

Ora, per non demonizzare i social che, se usati consapevolmente, possono anche arricchire la nostra esperienza online, ti chiedo: come possono aiutarci i social nella nostra crescita come libere professioniste o freelance?

Certamente una delle cose buone che possono darci sta nella condivisione, nell’interazione, nel conoscere persone che ci possono dare tanto e alle quali possiamo dare tanto. Quindi: creare delle relazioni. Però dobbiamo farlo in maniera consapevole, cercando intenzionalmente persone affini. Il momento dell’interazione meglio che sia ben separato dal momento del consumo dei contenuti – che spesso e volentieri è un momento di svago e leggerezza.
I social non sono solo uno strumento di comunicazione e marketing, ma sono anche una scuola di crescita personale in cui possono venire a galla tante cose su cui lavorare, ed effettivamente il lavoro sui social, mettendoci di fronte a tanti nostri limiti, ci aiuta a crescere.
Quindi, vero che prima dicevamo di filtrare i contenuti che ci affondano emotivamente, ma questo non significa evitare totalmente tutto quello che ci fa scattare qualcosa magari, un trigger, perché quello invece può essere un buon potenziale di crescita se ci lavoriamo su in modo consapevole.
Poi è utile anche affrontare le eventuali resistenze che abbiamo verso lo strumento stesso, che inevitabilmente ci mette di fronte a critiche, giudizi, paragoni con altre persone… Questo è il motivo per cui ho studiato anche il coaching, perché ho capito che il lavoro sul social molto spesso non dipende solo dalle capacità pratiche e tecniche, quelle si imparano, ma anche dal riuscire ad affrontare le resistenze e i blocchi che abbiamo.

Davvero molto interessante questa unione di strategia e coaching.
A volte può capitare di trovarci in mezzo a contenuti non adatti a noi, magari perché lamentosi o violenti, e allora come reazione magari ci facciamo da parte, dato che ormai tutti dicono la propria e a volte diventa davvero troppo. Facendo così, però, ci perdiamo la possibilità di trovare persone affini a noi con cui creare uno spazio di condivisione e crescita, e dire ciò che abbiamo da dire…tu cosa ne pensi?

Che dobbiamo scegliere bene le nostre battaglie e che non necessariamente queste devono essere condivise sui nostri profili “di lavoro”: penso così anche rispetto a chi ci segue. Se chi ti segue lo fa per un motivo, non trovo molto giusto tirarli dentro a discussioni che poco hanno a che fare con il motivo per cui ci seguono. Però è anche vero che come brand è giusto che abbiamo delle cause da condividere con chi ci segue, ecco appunto vanno scelte con consapevolezza.
Sicuramente pensiamoci due volte prima di sfogarci sui social (soprattutto i profili di lavoro) e invece riflettiamo bene su cosa vogliamo diffondere nel mondo e come.
Se invece parliamo del fatto che vediamo come usano i social gli altri e non ci piace, e per questo ci tiriamo indietro allora no, lì dobbiamo lavorare su questa nostra resistenza e capire dove sta il nodo (forse abbiamo paura di dare fastidio? Di scatenare reazioni?)

Oltre a tutto questo, ti occupi anche di una materia molto particolare e ancora poco conosciuta. Ti va di parlarcene?

Parliamo dello Human Design, una disciplina vagamente esoterica che unisce astrologia, i ching, cabala…è molto interessante e soprattutto superpratica.
Mi piace abbinarlo al lavoro con i social perché, avendo il quadro della persona, mi aiuta a capire come può approcciarsi meglio alla strategia social. Così unisco materie apparentemente opposte, una materiale e una spirituale.

Ti potrebbero anche interessare…

0 Commenti

Hai domande o commenti? Scrivimi qui sotto!

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Pin It on Pinterest

Share This