L’ abitudine ammazza il pensiero [MDM #4]

Scritto da Elisa Romeo

25 Ottobre 2020

Il titolo un po’ provocatorio di questo episodio mi è stato suggerito da un webinar che ho seguito la settimana scorsa tenuto da Igor Sibaldi (lo trovi su questa pagina), questo studioso straordinario che ci aiuta ad aprire la mente per concepire nuovi mondi.

Qual’è la tesi di Igor, che adora le idee nuove e la creatività del pensiero? Sostiene che, per far spazio alle idee nuove che potrebbero arrivarci, dobbiamo mettere in discussione le nostre abitudini, che siano di comportamento, di pensiero o di sentimento. Proprio per questo tendiamo a detestare le idee nuove che arrivano alla nostra mente, dal momento che mettere in discussione le nostre abitudini è molto faticoso.

Le abitudini ci aiutano a risparmiare energia e quindi per riuscire a scardinarle dobbiamo investirne di nuova, avere una grande volontà e determinazione, perché loro tendono a riproporsi continuamente.

Le nostre abitudini, quindi, ci permettono di smettere di pensare. Igor fa un esempio molto semplice: magari sei abituata a bere il caffè ogni mattina; solo che non ti chiedi più perché lo fai, ma ti concentri solo – se mai ti concentri – su come fare il caffè (come lo prepari, quando, quale marca scegli…).
Ma se sono tanti anni che bevi il caffè la mattina, da quanto tempo è che non ti chiedi perché lo fai? È perché sei abituata a farlo, o è davvero quello che vuoi?

Quindi, il primo passo per riuscire a renderci conto di questo meccanismo è proprio farci la domanda che sta alla base del processo di pensiero, e cioè: perché?
Perché compio quest’azione ogni giorno da tanti anni? Sono sicura che sia ancora quello che voglio, oppure che mi porta dei reali benefici?
Quando cominciamo a porci questa domanda ci avventuriamo in un sentiero alquanto pericoloso, perché può davvero portarci a mettere in discussione non soltanto delle piccole abitudini, ma anche abitudini di pensiero che via via hanno finito per creare la nostra vita.

Ad esempio, a me è successo quando ho deciso di diventare vegana, da un giorno all’altro. La domanda che ha posto le basi di questo cambiamento è stata proprio: perché? Perché mangio carne? La cosa che ha fatto scatenare questa riflessione è stata guardare negli occhi il mio gattino Briciola. L’abbiamo trovato per strada, era solo un cucciolo, e non avendo mai vissuto con un animale non avevo mai guardato negli occhi una creatura del genere mentre provava tutte quelle emozioni che possono essere di gioco, di divertimento, di affetto, ma anche di paura, specialmente da cucciolo. Empatizzando con la sua paura e guardandolo negli occhi mi sono sintonizzata con qualcosa di nuovo, con questa idea nuova che stava prendendo piede nel mio cuore e nel mio cervello: ‘ma allora anche gli animali provano emozioni!’

Grazie anche ad alcuni video come questo che mi hanno aperto gli occhi su una nuova realtà e su quello che succedeva realmente prima che la carne arrivasse sul mio piatto, ho lasciato entrare questa domanda nella mia mente: mangiare carne è davvero ciò che desidero o che è necessario, oppure è soltanto un’abitudine, che poi ha finito per determinare la nostra cultura (mangiamo i vitelli ma non i cagnolini)?

Questa serie di riflessioni, e anche di sofferenza, perché aprire gli occhi su un mondo così violento ovviamente è stato doloroso, alla fine ci ha portato a scardinare l’abitudine di portare in tavola determinati piatti, di pensare alla cucina in un determinato modo. Grazie proprio alla domanda: perché?

Anche cambiando piccole abitudini può nascere un mondo nuovo e una realtà nuova per noi, per questo è così importante fare anche solo un piccolo cambiamento, piccoli passi quotidiani – che ci costano quindi meno fatica – per riuscire a renderci conto che possiamo davvero cambiare la nostra realtà, la nostra vita e l’impatto che abbiamo nel mondo.

Un’altra conseguenza del nostro agire in maniera automatica è che spesso è proprio durante le azioni abituali che rimaniamo invischiate in determinati schemi di pensiero a cui siamo ormai abituati. Il fatto è che spesso questi schemi di pensiero sono disfunzionali, si sono ancorati nella nostra mente e nel nostro cervello magri nell’infanzia, in periodi in cui eravamo più vulnerabili, e quindi hanno una grande forza. Anche scardinare le abitudini a queste reazioni emotive o di pensiero richiede energia, e il primo passo è sempre la consapevolezza, cioè renderci conto.

Per questo credo che il Gioco dei Disabituatori possa aiutarti a fare questi primi passi con leggerezza; ricorda che è proprio da questi piccoli passi che possiamo trovare veramente il potere di prendere in mano la nostra vita e il modo in cui la viviamo.
Più abitudini abbiamo e meno Pensieri con la P maiuscola abbiamo spazio per avere. Partendo quindi da questa domanda: perché?, ti invito proprio a fare un rapido riepilogo delle azioni abitudinarie che compi tutti i giorni, scegliendone una a caso e chiedendoti perché lo fai, se è davvero quello che vuoi oppure no.

Ci devi Pensare, per capire cosa desideri realmente per te stessa. Questo è un primo passo per riuscire a incamminarci verso i cambiamenti che vogliamo davvero ottenere.

Buona pratica! 

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