Mindfulness e Coaching: intervista a Jessica Pellegrino

Scritto da Elisa Romeo

5 Luglio 2021

”Un tè nel Giardino – intervista a Jessica Pellegrino

 

Jessica Pellegrino è Coach e consulente d’immagine; la sua missione è aiutare le donne a (ri)innamorarsi della propria immagine e abbracciare appieno loro stesse e il proprio valore autentico. Attraverso gli strumenti del coaching, le aiuta a trovare il modo per uscire dalla zona di comfort prendendo forza da loro stesse e scoprire come raggiungere i loro obiettivi.

Ciao Jessica, e benvenuta nel Giardino. Come hai incontrato la mindfulness?

Arrivo da un’esperienza lavorativa aziendale, mi occupavo di amministrazione; quando ho cominciato a fare il mio lavoro attuale non ho subito smesso quello in azienda. Quindi per poter portare avanti il mio sogno mi sono dovuta concentrare molto sul ‘fare’, lavorando anche 16 ore al giorno e ad essere molto molto stanca. Questa cosa mi aveva portato a perdere un po’ il focus e anche la salute aveva cominciato a pagare il suo prezzo.. A quel punto mi sono resa conto che dovevo fare qualcosa: mi sono decisa a lasciare il lavoro, dato che la mia attività stava andando bene, e da questo ho cominciato a mettere in pratica lo stile di vita che desideravo. Mi sono informata e, dato che avevo letto dei libri sulla mindfulness, ho iniziato a prendermi cura di me, ad ascoltarmi di più…

Poi ho incontrato te, abbiamo fatto un percorso e ho cominciato a mettere in pratica la mindfulness in maniera più seria.

 

Quale pratica in particolare ti ha dato i maggiori benefici?

La pratica che mi aiuta di più ad attivare il qui e ora è proprio legata alle carte d’ispirazione quando ho bisogno di contattare l’intuito, ma soprattutto con le meditazioni con le tecniche del respiro. Una cosa che mi hai insegnato tu, e che porto avanti è usare la Mindful Bell come reminder quotidiano, che può essere ogni ora ma poi a seconda della giornata vario anche un po’ il timer. Questo mi serve proprio per prendermi quell’attimo, senza che sia io a deciderlo ma semplicemente coglierlo: mi fermo qualche secondo, faccio una tecnica di respiro e vado avanti.

Adesso ho anche integrato con tecniche di respirazione mattutine: comincio le giornate mettendomi bella rilassata fuori sul balcone, ora che ci sono delle belle giornate, metto le cuffiette perché vivo nel traffico di Milano e faccio qualche respirazione che mi aiuta poi a rimanere più focalizzata.

 

Hai toccato molti aspetti interessanti; uno di questi è proprio il fatto di non decidere tu quando focalizzarti, grazie alla mindful bell, perché è proprio questo il punto: cercare di accorgerci proprio nel momento in cui non siamo consapevoli. È proprio questo infatti che ci aiuta a diventare sempre più consapevoli come stato di ‘sottofondo’ delle nostre giornate. Così, facendoci sorprendere dal suono della campana, ci rendiamo conto se eravamo immerse in un vortice di pensieri, oppure nel bel mezzo di una reazione emotiva che non stavamo ascoltando…

Esatto, perché penso che quando siamo immerse nel loop quotidiano, sia normale non accorgersi subito che ad esempio qualcosa si stia attivando dentro di noi; banalmente per quanto mi riguarda quando mi rendo conto che suona la campana tibetana mi accorgo di cosa sto facendo, perché magari sto lavorando ma stavo già pensando a un’altra cosa…allora quando succede faccio una respirazione, mi ricentro e poi scrivo su un post-it le cose da fare a cui stavo pensando e vado avanti con il lavoro che stavo facendo.

 

Certo, ed è anche una pratica rigenerante, perché quando facciamo questi pochi respiri profondi, essi ci danno già una grande energia: sia dal punto di vista fisico perché inspiriamo molto ossigeno (a differenza invece di quando respiriamo in apnea e quindi ne entra molto poco), sia dal punto di vista energetico, perché ci prendiamo questo momento per centrarci e rifocalizzarci, e quindi ottenere più potere di azione consapevole sulla situazione che stiamo vivendo.

Quando hai parlato delle pratiche che preferisci hai anche parlato delle carte d’ispirazione, che anche io adoro usare: come le utilizzi, nella vita ma anche nel lavoro?

Le uso sia nella vita che nel lavoro, e ne uso davvero molte perché mi piacciono tantissimo. Per me stessa uso anche i tarocchi, come metodo esplorativo e non come predizione futura ovviamente.
Essendo io improntata su una base più mentale, quando utilizzo le carte d’ispirazione riesco ad andare un po’ oltre: mi focalizzo su quello che vedo, su quello che mi trasmette la carta … mi aiutano molto a lavorare sulla mia introspezione.
Spesso le uso in qualche piccolo rituale personale, magari usando oli essenziali, candele accese, musica di sottofondo…giro qualche carta e mi metto a esplorare qualche aspetto o situazione.

Per il lavoro invece ero diventata pratictioner del Coaching Game di Points of You: le trovo molto belle proprio per lavorare sull’introspezione legata al coaching, lavorando su qualche cosa che va al di là di quello che diciamo, oppure quando una persona è un po’ bloccata e magari fatica ad andare oltre ad alcune convinzioni… Anche perché queste carte non sono direttive (noi coach non siamo direttivi) e permettono alla persona di seguire il flusso senza che gli venga imposto niente.

 

Infatti in realtà anche i Tarocchi hanno un linguaggio simbolico talmente ricco che può evocare in noi tantissime immagini e significati diversi, tant’è che anch’io nel mio lavoro uso sempre i Tarocchi in maniera non-direttiva ma proiettiva, introspettiva. Così riusciamo a bypassare quegli schemi mentali disfunzionali che ci stanno limitando per andare più nel profondo, perché le immagini evocano in noi anche sensazioni, emozioni, che con la pratica mindfulness diventiamo sempre più brave ad ascoltare.

Generalmente siamo abituate ad ascoltare di più i nostri pensieri che il nostro corpo, secondo te?

Certo: molto spesso poi ci focalizziamo su quello che c’è all’esterno, quindi quando noi facciamo attività fisica, o scegliamo un tipo di alimentazione, come vestirci o mostrarci agli altri, lo facciamo proiettandoci all’esterno. Questo porta sempre più al distacco dal nostro sentire, e quindi ci ascoltiamo meno.
Ed è proprio quello che succedeva a me: io non riuscivo ad ascoltare il mio corpo; io chiedevo al mio corpo qualcosa. Ogni volta che mi allenavo ad esempio io stavo chiedendo qualcosa al mio corpo, e questa cosa non porta a risultati, posso testimoniarlo sulla mia pelle.
Infatti questa cosa l’ho integrata nel mio lavoro, applicando e studiando delle tecniche e creando una metodologia che comincerò anche a insegnare a partire dall’autunno proprio per cominciare ad ascoltare il nostro corpo e a capire quali sono le sue esigenze.

 

Trovo che sia un tema molto importante, ascoltarsi: solo così possiamo scoprire la nostra complessità, andando oltre le nostre convinzioni ed esplorando ciò che realmente siamo. Con la pratica della mindfulness ci alleniamo ad accorgerci di ciò che c’è, senza giudicarlo, anzi osservandolo con curiosità.

Infatti, quando ad esempio dico che sono precisa, se giudico la precisione come positiva allora diventa un pregio, ma se la giudico negativa diventa un difetto…per questo preferisco parlare di caratteristiche, perché le etichette di giudizio sono dei limiti. Imparando ad accogliere queste caratteristiche, invece, possiamo anche chiederci ‘cosa posso fare per sentirmi meglio?’.

Un piccolo esercizio che faccio fare quando si parla di giudizio è usare delle frasi aggiungendo alla fine: e anche. Ad esempio, sei io dico: sono produttiva, e anche pigra. Uso quindi delle contrapposizioni cercando di pronunciare molte di queste frasi in modo automatico; alla fine arrivo a dire anche delle convinzioni che mi limitano e sulle quali posso lavorare.

 

Per finire, vorrei che ci parlassi del progetto che hai creato, di cui ho l’onore di fare parte, che riunisce un bel numero di professioniste donne che si rivolgono alle donne: in che cosa consiste?

Dato che lavoro sull’empowerment femminile, ho pensato di cominciare a dare un po’ un esempio di che cosa significa lavorare su se stesse e soprattutto credere in questo empowerment che è una parola super gettonata ma fondamentalmente non è ancora una credenza per molte donne. E quindi ho creato questa community tutta al femminile che si chiama STRONG: è una membership all’interno della quale ci sono diverse professioniste con le quali ho lavorato e alle quali ho chiesto di far parte di questo progetto per contribuire alla crescita personale di ogni donna, aiutandole ad accogliere se stesse su diversi ambiti, come la mente, l’immagine, la pratica…una crescita sia interiore ed esteriore.
I contenuti sono nuovi ogni mese e ci si può dedicare anche solo 15 minuti alla volta, seguendo i propri ritmi.

Se siete interessate potete trovare informazioni più dettagliate a questo link.

Se vuoi conoscere meglio Jessica e il suo lavoro, la trovi qui.

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